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BE PEACE - MATERA

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COMUNICATO STAMPA/INVITO

BE PEACE

SABATO 21 maggio 2022 ore 18.30


Parlare oggi di sviluppo umano integrale, di ben-essere e di ben-vivere tra popoli diversi per colore della pelle, culture, religioni, tradizioni non può certamente prescindere da un'idea di pace che non si limiti solo all'aspetto forse più evidente della pura e semplice assenza di conflitti e guerre (per quanto certamente da ricercare specie in questi mesi tragicamente segnati dagli accadimenti dell'Ucraina) ma che guardi prima di tutto alla dimensione dell'essere, chiamando in causa tutti e ciascuno in prima persona.
“Be peace” allora, essere la pace, vivere la pace cominciando prima di tutto da se stessi, essere il cambiamento se si vuole agire il cambiamento per affermare che un mondo migliore in cui vivere può esistere, che un mondo più giusto ed equo, senza paure, povertà, disuguaglianze e sopraffazioni è ancora possibile a patto che ciascuno sia disposto a fare la propria parte.
A cominciare dal mondo dell'arte che, come ci ricordava David Sassoli, “quale linguaggio universale della comunicazione umana, ha la straordinaria capacità di unire le persone di diverse generazioni e nazionalità”.
E' questo il “messaggio nella bottiglia” che sei artisti Antonello Di Gennaro, Franco Di Pede, Carla Cantore, Pino Lauria, Rocco Scattino e Margherita Serra intendono idealmente trasmettere attraverso 18 opere che verranno esposte presso Arti Visive Gallery in via delle Beccherie n. 41 accompagnate dal disegno di Rafael Alberti che fu ospite a Matera nel 1973.

La mostra sarà visitabile sino al 23 maggio dalle ore 18.30 alle ore 21.00.



MATERA: MEMORIA E SPERANZA

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Inaugurazione sabato 4 dicembre 2021 ore 19
Dal 4 al 12 dicembre 2021
Aperta tutti i giorni escluso lunedì: ore 18.30 – 20.30



A partire dal mese di marzo 2020 anche Arti Visive Gallery ha sospeso ogni attività nel proprio spazio espositivo, aderendo alle disposizioni governative emanate per il contenimento della pandemia da SARS-CoV-2 e ritenendo opportuno che anche l'arte e gli artisti dovessero fermarsi osservando un periodo di silenzio.
Nelle settimane successive, tuttavia, si è fatta pian piano largo la consapevolezza che il momento di particolare difficoltà che stavamo vivendo dovesse essere affrontato non con rassegnazione e abbandono, ma con coraggio, responsabilità e fiducia.
Arti Visive Gallery ha pensato che il tempo di lockdown che ci era stato imposto poteva e doveva essere vissuto come un momento particolare per riscoprire l'arte come strumento privilegiato che gli artisti hanno per offrire una parte di sé, della propria umanità anche e soprattutto in situazioni di difficoltà; per ripensare l'arte come strumento per oltrepassare i confini anche in tempo di distanziamento fisico, come occasione per collegare mondi interni (pensieri, sentimenti e emozioni) con la realtà esterna, anche rimanendo fisicamente dove si è, come opportunità per vedere l'arte come modo creativo, unico e profondo di prendersi cura di se stessi e degli altri nella convinzione che solo la cura di tutti e di ciascuno può renderci più forti e più capaci di affrontare le paure e le fragilità. Scriveva Simone Weil, “ogni volta che facciamo veramente attenzione” e ci prendiamo realmente cura “distruggiamo una parte di male che è in noi stessi”.
Per tutte queste ragioni Arti Visive Gallery ha chiesto nell'aprile del 2020 ad alcuni artisti di offrire una testimonianza scritta o un’opera grafica, pittorica, fotografica, realizzata per l'occasione, che avesse per tema “Matera: memoria e speranza” e traesse ispirazione dai versi di una poesia scritta da Rafael Alberti in occasione di un suo viaggio a Matera nel 1973 custodita in unico esemplare originale dallo Studio Arti Visive.
La poesia si intitola “Vivo fantasma” ed in questo ossimoro abbiamo visto la sintesi di tutta la realtà in cui siamo stati e per certi versi siamo ancora oggi immersi. Una realtà fatta di paure, timori ma anche di speranza. Matera ed i suoi Sassi, durante il lockdown, apparivano, al pari di tante altre città italiane e non solo, come “fantasmi”, svuotati dalla presenza umana di cittadini e visitatori e questa immagine, per i materani, appariva stridere dolorosamente con la pacifica invasione di “abitanti temporanei” conosciuta nel corso del 2109, l'anno vissuto da Capitale Europea della Cultura.
Agli artisti è stato chiesto di essere con noi “ambasciatori” nel nostro paese e nel mondo di questo messaggio di speranza perché ciò che poteva sembrare impossibile potesse diventare quanto prima possibile, perché ciò che appariva “disastro” potesse al più presto tornare ad essere “meraviglia” ai nostri occhi, al nostro cuore, alle nostre menti.
Il Matera International Photography come associazione culturale ha deciso di collaborare e sostenere questo progetto con un apporto di opere fotografiche da parte della fotografa e arteterapeuta Carla Cantore e dell'Editorial and Corporate photogrpaher Antonello Di Gennaro, ma anche nella divulgazione della attività supportando la mostra, l'allestimento e la grafica del catalogo.
Il progetto è stato inserito nella diciassettesima edizione della Giornata del contemporaneo (11 dicembre), promossa da Amaci, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, che coinvolge musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista per raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.
Nel catalogo della mostra figura il testo critico di Carlo Franza.


Alberti Rafael
Albano Irene
Aller Bruno
Apolloni Paolo
Arici giovanni
Bertloni Massimo
Boggi Lorenzo
Bonanno Giovanni
Bongiani Sandro
Cantore Carla
Capone Nicola
Capucci Giovanni
Carriero Maria Grazia
Carroli Mirta
Cascione Donato
Cataldi Daniela
Colacicco Luca
Di Gennaro Antonello
Di Pede Franco
Facchinetti Marisa
Filardi Giuseppe
Galbusera Renato
Giove Rocco
Jannelli Maria
Kaipia Jouni
L'Annunziata Pietro
Lauria Pino
Lepore Giancarlo
Linzalone Roberto
Maggi Ruggero
Manno Vittorio
Maremonti Cesare
Minedi Gabi
Miriello Giuseppe
Morelli Michele
Orioli Giulio
Padula Angelo
Patrizio Maria
Rizzelli Andrea
Rizzelli Angelo
Sargenti Daniele
Serra Margherita
Settembrini Marisa
Tarasco Pietro Paolo
Terlizzi Ernesto
Tricarico Nino
Venuti silvia
Xerra William

ANTEPRIMA BIENNALE FOODPHOTOGRAPHY

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L’ARTE DEL CIBO DAL TERRITORIO ALLA TAVOLA



Il 31 ottobre 2021 alle ore 10.00 l’Associazione Matera International Photography presenta l’anteprima della biennale FOODPHOTOGRAPHY a cura dell'Art Director Antonello Di Gennaro presso la bellissima sede di Alvino 1884 sita in via San Vito, 28 a Matera in occasione della V° edizione del Cultural Festival della cultura alimentare italiana.

Negli ultimi decenni la fotografia ha sviluppato sotto varie forme la sua forza comunicativa: l’immagine trasmette istantaneamente informazioni, suggestioni, emozioni. In parallelo è maturato l’interesse nei confronti della cucina e del “mangiar bene”, ed è crescita la consapevolezza che il cibo possiede una forte connotazione culturale e che le abitudini alimentari rappresentano un tratto distintivo di ogni territorio. Il 2018 è stato proclamato Anno Nazionale del Cibo Italiano dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dai quello dei Beni Culturali e del Turismo. Questo progetto si propone di esaltare il legame profondo tra il cibo, territorio e identità culturale, narrando l’intera storia di ciò che mangiamo. Il visitatore sarà invitato a soffermarsi su diversi possibili approcci all’argomento cibo, e ad andare oltre le immagini stereotipate che ricorrono quando si tratta di food. Già il titolo, “L’ARTE DEL CIBO, DAL TERRITORIO ALLA TAVOLA”, sottolinea come il cibo non rappresenti il mero soddisfacimento di un’esigenza fisiologica, o un semplice appagamento del palato. In realtà tutto il suo percorso, dalla coltivazione alla produzione alla cucina, rappresenta una reale espressione artistica. E per dare risalto all’arte del cibo, niente di meglio di un’altra arte: la fotografia, linguaggio ed espressione contemporanea. In questa anteprima sei professionisti dell’immagine: Andrea Belloni, Antonello Di Gennaro, Nicoletta Innocenti, Renato Marcialis, Patrizia Piga e Lino Vecchiato; tracceranno un percorso a largo raggio su un tema importante e complesso come l’alimentazione, elemento indispensabile per l’esistenza, che porta in sé tutto il suo valore economico, cultuale, etico e sociale. Il cibo è (o dovrebbe essere) espressione dell’amore di chi lo produce, di chi lo prepara, di chi lo condivide. Intorno al cibo si stringono relazioni, attraverso il cibo si tramandano tradizioni. (M. Villa)


In collaborazione con il CNA Comunicazione e terziario avanzato – Sez. Fotografia, partner dell’evento, Photographers.it, FoodGraphia food art & photography e ShootFood.

A cura
Ufficio Stampa MIP




SCHEDA INFO

EVENTO/MOSTRA:
ANTEPRIMA BIENNALE FOOD PHOTOGRAPHY
L’ARTE DEL CIBO, DAL TERRITORIO ALLA TAVOLA


Autori: Andrea Belloni, Antonello Di Gennaro, Nicoletta Innocenti, Renato Marcialis, Patrizia Piga e Lino Vecchiato.
Prodotta da: Matera International Photography
Direzione artistica: Antonello Di Gennaro
Luogo: Avino 1884 – Via San Vito 28 a Matera
Inaugurazione: 31 ottobre 2021 ore 10.00
Apertura al pubblico: 31 ottobre – 1 novembre 2021
Orari: 10.00 – 19.00
Info mostra: Antonio +39 393 6500 200
www.materainternationalphotography.com
Ingresso: Libero
Modalità anti Covid-19: Ingresso con Green Pass con registrazione obbligatoria.
A questo link per REGISTRARTI
In collaborazione: CNA, CULTURAL, PHOTOGRAPHERS.IT, FOODGRAPHIA, SHOOTFOOD
Responsabile della Comunicazione: Carla Cantore


MATERA E IL PAIP UNO SVILUPPO ANCORA POSSIBILE?

date » 26-10-2021 09:49

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tags » Fotografia del territorio, Matera, Paip, Leo Montemurro, Giovanni Volpe, CNA, Antonello Di Gennaro,

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Mostra fotografica di Antonello Di Gennaro che accompagna il convegno presso Openet Technologies S.p.A.
Con tale esposizione e forum si conclude il lavoro di ricerca che ha visto protagonista il Paip (1 e 2 ) di Matera che ha prodotto il volume edito dalla casa editrice Edizioni Giannatelli, disponibile nella rete libraia.
Sarà l’occasione per discutere insieme sulle possibilità di rilancio di queste due aree produttive della Città di Matera e delle azioni da mettere in campo nel breve, nel medio e nel lungo periodo!
Nella occasione, oltre a visitare la mostra, sarà possibile consultare il volume e leggere l'interessante testo curato dal fotografo sulla fotografia del territorio.


Saranno presenti:
Leonardo MONTEMURRO | Presidente CNA Basilicata
Giovanni VOLPE | Consulente di Direzione
Antonello DI GENNARO | Editorial and corporate photographer
Istituzioni Pubbliche e Private Sponsor



Luogo
Openet Technologies S.p.A.
Via delle Fiere snc
Zona PAIP
Matera

Ingresso Gratuito con green pass






LE ULTIME DONNE TATUATE DEL MYANMAR

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MOSTRA FOTOGRAFICA a cura di Antonello Di Gennaro Art director Matera International Photography.

Il 17 ottobre 2021 alle ore 17:00 l’Associazione Matera International Photography presenta la mostra fotografica “LE ULTIME DONNE TATUATE DEL MYANMAR” della fotografa Luciana TRAPPOLINO a cura del Art Director Antonello Di Gennaro presso la storica sede della Arti Visive Gallery.

Luciana Trappolino, in questo suo reportage non predatorio fatto essenzialmente di ritratti, il cui termine più appropriato sarebbe reportrait, racconta, portando l’osservatore a contatto con la storia e i contesti più ampi di cui fanno parte, le donne "Chin" il cui senso della bellezza è piuttosto particolare: il loro viso è decorato con tatuaggi per i quali sono state anche disposte a sopportare sofferenze. Di queste donne ne sono rimaste nel mondo una trentina o giù di lì e oggi la maggior parte di loro ha sessanta, settanta anni. La leggenda narra che quando un re birmano viaggiò nella regione, fu così impressionato dalla bellezza delle donne che ne rapì una per prenderla in sposa: le famiglie Chin avrebbero così iniziato a tatuare le figlie per assicurarsi che non venissero rapite. Altre testimonianze dicono che il tatuaggio sia stato fatto per rendere le donne più belle o, cosa più plausibile, per differenziare le diverse tribù.
I tatuaggi sono realizzati utilizzando spine, sangue di bue, estratti di piante e grasso animale: il processo, estremamente doloroso, specialmente nella parte intorno agli occhi, può richiedere fino a due giorni per essere completato.
La tradizione poi ha iniziato a vivere di vita propria, fino agli anni ’60, quando il governo la bandì giudicandola barbarica. Ancora oggi permane come una pratica importante per la popolazione Chin, anche se sono principalmente le donne anziane a custodire i tradizionali segni sul volto.

Nella serata inaugurale saranno presenti: l’autrice Luciana Trappolino, il presidente Carla Cantore e il direttore artistico Antonello Di Gennaro del MIP – Matera International Photography, prof.ssa di estetica – Università degli Studi di Bari – Pres. Sfi – Sez. Lucana Maristella Trombetta, il presidente CNA Basilicata Leo Montemurro, il rappresentate del Comune di Matera, Mino Di Pede, Grazia Di Pede e Franco Di Pede della Arti Visive Gallery.

In collaborazione con il CNA Comunicazione e terziario avanzato – Sez. Fotografia, partner dell’evento Arti Visive Gallery.


A cura
Ufficio Stampa MIP




MOSTRA: LE ULTIME DONNE TATUATE DEL MYANMAR

Autore: Luciana TRAPPOLINO
Prodotta da: Matera International Photography
Direzione artistica: Antonello Di Gennaro
Luogo: Arti Visive Gallery - Via delle Beccherie, 41 – 75100 Matera
Inaugurazione: 17 OTTOBRE 2021 ore 17.00
Apertura al pubblico: Dal 17 ottobre al 7 novembre 2021
Orari: 10:30 /12:30 – 17:30 / 20:30 chiuso il lunedì
Info mostra: Antonio +39 393 6500 200
www.materainternationalphotography.com
Ingresso: Libero
Visite guidate per gruppi e scuole su prentazione
Modalità anti Covid-19: Ingresso con Green Pass
In collaborazione: CNA, Arti Visive Gallery.
Responsabile della Comunicazione: Antonello Di Gennaro


SENZA CONFINI - Mostra fotografica

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Ideata, realizzata e organizzata da:

Matera International Photography
Lo Stato Sociale della Fotografia
Studio Arti Visive Gallery
CNA


SENZA CONFINI
Un evento di fotografia che vuole onorare i vari autori, pensatori, artisti che hanno contribuito con la loro personalità sincera e libera, a edificare un nuovo rifugio di idee e creatività; creando durante la pandemia, che ha stravolto le nostre esistenze, un lungo viaggio virtuale di fotografia e non solo. Del resto, quello che continueremo a fare sarà seguire una direzione che si modella e si accresce a ogni nuovo incontro.

Lo Stato Sociale della Fotografia è divenuto uno spazio dove ognuno ha storie da custodire e storie ancora da raccontare, “oltre ogni confine”.

Ecco quindi, concretamente, qui, nella città Capitale Europea della Cultura 2019, Matera, che presentiamo alcuni degli autori della nostra rubrica: “Fotografia & Dintorni”:

Corrado Amitrano
Graziano Bartolini
Salvatore Benvenga
Michele Carnimeo
Paolo G. De Maio
Franco Donaggio
Mario Ferrara
Pierfranco Fornasieri
Enrico Genovesi
Bruna Ginammi
Pierpaolo Mittica
Stefano Pia
Stefano Stranges
Pio Tarantini
Roberto Toja


I Curatori: Carla Cantore, Pamela Barba, Alessandro Capurso, Tommaso Putignano e Antonello Di Gennaro Vi invitano a visitare questo interessante progetto di cultura della Fotografia autoriale del contemporaneo, “realizzato senza l’intervento finanziario ed economico sia privato che pubblico” dal:

18 al 31 agosto 2021 c/o Studio Arti Visive Gallery – Via delle Beccherie, 41 75100 - MATERA

La galleria rispetta le regole secondo le modalità previste dalla legge vigente in materia anticovid.

INGRESSO GRATUITO

Vernissage 18 agosto 2021 ore 19.00
Apertura: Tutti i giorni 17:00 | 20:00 - Lunedi CHIUSO

www.materainternationalphotography.com
Info. 393 6500 200
Responsabile della Comunicazione: Antonello Di Gennaro +39 393 6500 200 fotoadg@gmail.com






Frammenti di vita

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Un centesimo di secondo qui,
un centesimo di secondo là…
anche se li metti tutti in fila,
rimangono solo un secondo, due,
forse tre secondi…
strappati all’eternità.

Robert Doisneau



Questo XX secolo, chiamato “secolo breve” da Eric Hobsbawm, potrebbe essere definito come il secolo dell’immagine, dell’immagine del tipo fotografico. Prima la fotografia, poi il cinema e dopo la televisione. Ad ogni grande evento, ad ogni grande personaggio corrisponde una immagine che lo testimonia e ne diventa l’icona nella mente degli esseri umani che sono cresciuti nel ventesimo secolo. Basta pensare a qualche avvenimento o a qualche persona e troveremo con facilità una immagine fotografica che lo rappresenta.
La fotografia è penetrata in maniera forte nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nel nostro rapporto con il mondo e con la memoria.
C’è la credenza che la fotografia non è un equivalente, un “segno” di quello che ritrae, ma è la cosa stessa che rappresenta! Ci si dimentica che essa è una costruzione simbolica non la testimonianza oggettiva del mondo. In quanto sappiamo bene che non esiste un’unica realtà ma più realtà, a seconda dei punti di vista. Il fotografo nel momento in cui scatta delle fotografie compie delle scelte: di essere più vicino o lontano dal soggetto, di utilizzare un certo obiettivo, un iso o una certa luce, ma soprattutto ha la possibilità di togliere l’elemento principale della realtà il colore, anche se esso non viene visto nello stesso modo da tutti, il colore è arbitrario, e cambia anche esso a seconda della luce, però nonostante questo l’osservatore guardando una immagine continua a dire di vedere “un ragazzo con i jeans blu e la maglietta rossa”, questo porta la fotografia ad essere una rappresentazione soggettiva della realtà.

“Una fotografia evoca la presenza tangibile della realtà in modo più convincente di qualsiasi altro genere di immagine” John Szarkowski [1]

Le fotografie hanno però un qualcosa di magico, possono sembrare dei semplici pezzi di carta dove è impressa matericamente in maniera bidimensionale la visione del fotografo, invece se sono considerate in maniera attenta portano l’osservatore a trovarsi in quel luogo e in quell’istante, ovvero essa contiene emozioni, storie e ricordi che possono essere colte solo se vengono puliti gli strati superficiali che compongono l’immagine e la si analizza in maniera più profonda. La fotografia ha però anche un'altra prerogativa, oltre a darci un frammento di una immagine del mondo, è anche una istantanea di un istante, ne costituisce una fetta di spazio-tempo. Abbiamo l’illusione con la fotografia di fermare il tempo e così per noi essa preserva quell’istante. Le fotografie, rappresentano il nostro “pensiero visivo” che ha la caratteristica di far cogliere nella simultaneità tutto ciò che la parola ha bisogno di distribuire nella durata. Le fotografie descrivono solo il presente, rappresentato nel “momento decisivo” come lo definiva Cartier-Bresson perché in quel momento tutto è giunto ad un equilibrio, a una nitidezza ad un ordine: che porta a scattare e a trasformare in un istante l’immagine in fotografia.

“Noi fotografi abbiamo a che fare con oggetti che vanno sparendo di continuo e, quando sono del tutto spariti, nessuno strumento terreno potrà mai farli ricomparire. Non possiamo che sviluppare e stampare un ricordo” Henri Cartier-Bresson [2]


Carla Cantore Fotografa | Arteterapeuta

Bibliografia
[1] John Szarkowski (2007) p. 11 L’occhio fotografico. © 5 Continents Editions, Milano
[2] ibidem pag. 112



Dalla fotografia singola al fotoracconto.

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La fotografia dal 1839 anno convenzione della sua nascita, in cui veniva denominata dagherrotipia dal nome del suo inventore Louise Jacque Mondè Daguerre, ha avuto un forte impatto sulla società e diverse sono state le reazioni rispetto alla sua creazione.
Dal punto di vista tecnico l’immagine nel XIX secolo, veniva generata tramite la camera oscura, veniva fissata chimicamente su un supporto di vetro o di carta, non era a colori, ed era sorprendentemente somigliante al soggetto ripreso, paesaggio o essere umano.
Per la prima volta l’uomo poteva concepire e conservare immagini senza doverle produrle manualmente, ma con l’ausilio di uno strumento: la macchina fotografica.
Le reazioni furono contrastanti rispetto a questa nuova scoperta. Alcuni ne divennero ammiratori tra cui Emile Zolà, per il valore che aveva la fotografia di ritratto preciso e imparziale della realtà; altri, invece, la criticarono aspramente tra questi Charles Baudelaire, nel suo “Il Pubblico Moderno e la Fotografia” del 1859.
Baudelaire sebbene la disprezzasse si fece ritrarre da Daguerre e Nadar, considerati i maggiori fotografi della sua epoca. Egli quindi rimase affascinato dalla immediata capacità della fotografia di bloccare il tempo e di lasciare un’immutabile traccia di se stessi nel futuro, desiderio di ogni artista.

La fotografia fin dalla sua nascita ha aperto diversi dibattiti: sulle sue qualità artistiche (la fotografia e arte?), sulle sue caratteristiche (di documento e testimonianza attendibile della realtà) e della sua influenza sulla società e sul suo rapporto con la realtà e così via.
A causa dei costi delle attrezzature e della stampa, inizialmente era un privilegio solo delle classi agiate, con l’avvento del digitale, quasi tutti hanno scattato una fotografia o comunque ne hanno conservate qualcuna, per cui la fotografia è diventata di uso popolare, familiare e di grande impatto sociale.

Inizialmente proprio grazie alla possibilità che veniva offerta dalla fotografia di raccogliere informazioni, venne utilizzata come mezzo di documentazione, e da qui, nacque il fotogiornalismo che veniva impiegato soprattutto per far conoscere la crudeltà della guerra.

“Molte riviste si cimentavano con moderne impaginazioni in cui le fotografie creavano un vero e proprio racconto che, opportunamente titolato e disalcalizzato, poteva vivere di vita autonoma, indipendentemente dal testo dell'articolo. Nasceva insomma il fotogiornalismo nella sua accezione moderna che negli anni tra il primo dopoguerra e quelli della guerra fredda degli anni cinquanta avrebbe vissuto la sua stagione d'oro: poi l'avvento dell'informazione televisiva ne avrebbe decretato il lento declino anche se le sue numerose trasformazioni ne avrebbero consentito la sopravvivenza fino ai nostri giorni”
[1]

Negli anni compresi tra le due guerre mondiali, non ci furono fotogiornalisti di spicco. Molto significativa fu l’esperienza, però, della rivista “Illustrazione Italiana” che diede grande risalto all’ immagine fotografica e introdusse il fotoracconto.
Negli Stati Uniti, invece, nasceva la rivista, Life, la quale grazie alla sua notevole disponibilità economica, poteva disporre dei fotografi migliori a cui veniva affidato il compito di percorre il mondo intero per documentare gli aspetti naturalisti e umani, i moti e le situazioni sociali.
Questo permise alla rivista Life di avere una grande forza nella documentazione fotografica rivolta ad un pubblico più vasto non solo americano.

I fotografi grazie alla possibilità di utilizzare macchine fotografiche di piccolo formato, e ai nuovi mezzi di trasporto sempre più veloci, che consentivano di essere presenti in ogni parte del mondo, ebbero la possibilità di diventare autori di servizi fotografici “i fotoracconti” i quali erano in grado di rispondere alle necessità del pubblico che mostrava interesse e voleva approfondire le informazioni visive del mondo. Così si ribaltò la situazione nel rapporto foto/testo, i fotoracconti erano autosufficienti e i testi diventarono didascalie a corredo delle immagini, non era più il testo a dominare le fotografie ma esso andava solo ad arricchire le immagini.

La fotografia viene quindi utilizzata come strumento di documentazione, di fatti storici, sociali, e la figura del fotografo assume un ruolo importante, diventa considerevole il suo punto di vista, cosa lui sceglie di osservare e fotografare, e cosa e chi sceglie di “immortalare”.

Tutto ciò è influenzato dalle dinamiche interne del fotografo, da un continuo dialogo dinamico “dentro-fuori” di sé, che porterà a realizzare e a contraddistinguere le sue immagini.
Mario Calabresi, giornalista e direttore della Repubblica scrive a tal proposito che “W. Eugene Smitih, uno dei padri del fotogiornalismo moderno, sposava fino all’estremo i temi dei suoi reportage, con una ossessione per il rigore e per l’estetica. Rifuggiva L’idea dell’immagine singola, della foto solitaria, per lui tutto aveva senso solo all’interno di un’indagine, di una storia”
[2]

Nel suo testo “Camera chiara” Barthes (1980) parla di studium e punctum in riferimento alla foto. Attraverso lo studium, il lettore entra in una relazione seria, educata, razionale col fotografo, discute con lui, ascolta le sue ragioni, si fa un'opinione. Lo studium educa.
La cosa che cerchiamo in una foto, che spiega la foto, per Barthes è lo studium. Che è il significato generale, premeditato e predisposto, potremmo dire il messaggio intenzionale che una fotografia vuole trasmetterci. Che il punctum non si cerca: ti viene a cercare. Che non si spiega: è lui che spiega noi. E’ quel dettaglio che disorienta l’osservare, senza che egli possa dare una spiegazione, un motivazione; aprendo di fronte ai suoi occhi “uno spazio illimitato di emozioni, di interrogativi e di rimandi ad esperienze già vissute.”
[3]

© Carla Cantore

Bibliografia:
[1] Pio Taranti (2011) FOTOGRAFIA Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile.
[2] Mario Calabresi p.170 (2013) A occhi aperti. Contrasto S.r.l. Roma
[3] Claudio Marra p. 86 (1990) Scene da camera. Edizioni Essegi, Ravenna.

TALK - 18 NOV 2020 URBANSCAPE

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Mercoledi 18 Novembre alle ore 18:30 dalla pagina di Facebook : Lo Stato Sociale della Fotografia andrà in onda una talk con l'editore ISP Angelo CUCCHETTO e il fotografo Antonello DI GENNARO, uno dei 19 autori selezionati aper la realizzazione del progetto "Urbanscape Le città si raccontano" interveranno in un programma visibile a tutti, gratuitamente.

Questo volume esplora la complessa relazione che esiste tra lo spazio edificato dagli umani e la sua traduzione in immagini.
Una relazione affascinante che esiste fin dall’inizio dell’invenzione della fotografia. Basti pensare alla famosa veduta del Boulevard du Temple presa nel 1838 da Louis Daguerre dalla finestra del suo studio parigino. Già in quella immagine primigenia sono contenuti i caratteri essenziali di luogo, tempo e spazio che si ritrovano ancora oggi in ogni fotografia della scena urbana.
La città è un palcoscenico ideale nel quale la presenza umana può essere assente, evocata o anche presente, ma mai preponderante. Le tracce delle esistenze sono disseminate in ogni angolo edificato, sotto ogni luce con ogni durata di tempo. Sta al fotografo mettere in azione il meccanismo visivo che trasferirà in immagini compiute il complesso fluire delle percezioni dirette. L’osservazione attenta e insistita è la chiave per estrarre le descrizioni visive più efficaci, quelle che trasferiscono il pensiero dalla scena in se stessa alle relazioni possibili con altri significati nascosti sotto l’apparenza banale del quotidiano.
In questo senso, la selezione dei 20 autori qui pubblicati offre una molteplicità di approcci e soluzioni davvero interessanti. Inizialmente l’idea curatoriale voleva attenersi alla massima neutralità: un elenco alfabetico di autori.
Nella dialettica fertile che ha accompagnato questo progetto, è però alla fine prevalso l’orientamento di dare delle indicazioni sulle possibili linee prevalenti di ricerca che si potevano rinvenire nei lavori scelti.
Ecco quindi la divisione della pubblicazione in sezioni dai titoli evocativi. Accenni interpretativi, senza la volontà o la pretesa di costituire binari o schemi, ma solo suggerimenti di orizzonti che chi vorrà potrà confermare o abbandonare a seconda della propria sensibilità.
Il libro, a cura di Fulvio Bortolozzo, presenta i lavori di 20 Autori, con copertina rigida cartonata.

URBANSCAPE Le città si raccontano

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Presentazione volume: URBANSCAPE nel programma del TRIESTE PHOTO DAYS 2020, con il progetto del fotografo materano: Antonello DI GENNARO dal titolo: BARLETTA La città sospesa.

Sabato 24 ottobre, alle 10,00 in Sala Xenia a Trieste, nell'ambito del festival di Fotografia Trieste Photo Days, è stato presentato in anteprima una delle nuove realizzazioni editoriali di ISP: il volume URBANSCAPE. Erano presenti Angelo Cucchetto e uno dei 20 autori, Antonello DI GENNARO fotografo materano, con il suo progetto fotografico: Barletta una città sospesa. Un lavoro realizzato utilizzando uno dei nuovi linguaggi della fotografia del contemporaneo: La Mobile photography, ovvero la fotografia realizzata con I-Phone.
Mercoledi 25 novembre alle 18,30 sarà presentato il volume URBANSCAPE a Milano, da CONDOMINIO, nuova struttura didattica ed espositiva dedicata alla fotografia, in via Melchiorre Gioia 41.
Sabato 5 dicembre, a Corigliano Calabro, nell'ambito del festival Corigliano Calabro Fotografia, vi sarà la presentazione delle nuove realizzazioni editoriali di ISP tra cui il volume URBANSCAPE oltre alla esposizione del progetto Barletta una città sospesa realizzata dall’autore Antonello DI GENNARO, presso il Castello di Corigliano Calabro in occasione della 18° edizione del Festival di Fotografia.
Questo volume esplora la complessa relazione che esiste tra lo spazio edificato dagli umani e la sua traduzione in immagini.
Una relazione affascinante che esiste fin dall’inizio dell’invenzione della fotografia. Basti pensare alla famosa veduta del Boulevard du Temple presa nel 1838 da Louis Daguerre dalla finestra del suo studio parigino. Già in quella immagine primigenia sono contenuti i caratteri essenziali di luogo, tempo e spazio che si ritrovano ancora oggi in ogni fotografia della scena urbana.
La città è un palcoscenico ideale nel quale la presenza umana può essere assente, evocata o anche presente, ma mai preponderante. Le tracce delle esistenze sono disseminate in ogni angolo edificato, sotto ogni luce con ogni durata di tempo. Sta al fotografo mettere in azione il meccanismo visivo che trasferirà in immagini compiute il complesso fluire delle percezioni dirette. L’osservazione attenta e insistita è la chiave per estrarre le descrizioni visive più efficaci, quelle che trasferiscono il pensiero dalla scena in se stessa alle relazioni possibili con altri significati nascosti sotto l’apparenza banale del quotidiano.
In questo senso, la selezione dei 20 autori qui pubblicati offre una molteplicità di approcci e soluzioni davvero interessanti. Inizialmente l’idea curatoriale voleva attenersi alla massima neutralità: un elenco alfabetico di autori.
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