Paolo DE SANTOLI | FACIES - MATERA L'ARTE CHE UNISCE 2.0
8 novembre > 31 dicembre 2025
M A T E R A
Ipogei MateraSum
a cura di Maristella Trombetta | Docente di Storia dell'Estetica Università degli Studi A. Moro - Bari
Il MIP – Matera International Photography, in vista di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, realizza il progetto site-specific “Facies. La forma del volto, la forma dell’anima”, con opere di Paolo De Santoli, a cura di Maristella Trombetta.
«Eadem facies, eadem gens»: stessa faccia, stessa stirpe.
Un volto, mille storie
Facies esplora il volto come luogo di identità, memoria e relazione universale.
Il titolo richiama il latino facies, che indica non solo il volto, ma anche l’apparire del mondo e l’espressione dell’anima.
Il progetto si concentra sul Mediterraneo, come scrive nella sinossi la curatrice Maristella Trombetta:
“Il Mediterraneo, mare di passaggi e di ritorni, ha raccontato la propria storia soprattutto attraverso i volti delle sue genti. Nei tratti somatici dei popoli che lo abitano si sedimentano secoli di incontri, di migrazioni, di mescolanze. In quei lineamenti — nella curvatura di un naso, nel colore di una pelle, nella profondità di uno sguardo — si legge la cartografia di un’antica commixtio, una genealogia comune che supera ogni confine e restituisce alla differenza il suo fondamento umano.” Matera, con il suo territorio ricco di insediamenti rupestri, diventa la cornice ideale del progetto, offrendo una prospettiva unica sul suo affascinante sottosuolo, spesso definito “la città nella città”.
L’arte che parla all’umanità.
L’installazione, realizzata da Paolo De Santoli, presenta volti modellati in ceramica, disposti come un coro silenzioso sulla sabbia. Ogni figura, pur diversa, contribuisce a un insieme organico che riflette la fisionomia collettiva dell’umanità.
Il blu minerale delle opere evoca la memoria del mare e dell’inconscio, mentre la terra che le accoglie rimanda al ciclo di nascita e sepoltura, incarnando la continuità tra passato e presente.
Il motto della mostra, “Eadem facies, eadem gens” – stessa faccia, stessa umanità – invita a riconoscere nell’altro la parentela profonda che unisce tutti gli esseri umani.
In questo progetto, l’arte diventa risonanza universale, collegando individualità e collettività attraverso la forma del volto.