materainternationalphotography.com logo
search
pages

Dalla fotografia singola al fotoracconto.

2019_Cosa_e___cambiato_CARLACANTORE_02.jpg

La fotografia dal 1839 anno convenzione della sua nascita, in cui veniva denominata dagherrotipia dal nome del suo inventore Louise Jacque Mondè Daguerre, ha avuto un forte impatto sulla società e diverse sono state le reazioni rispetto alla sua creazione.
Dal punto di vista tecnico l’immagine nel XIX secolo, veniva generata tramite la camera oscura, veniva fissata chimicamente su un supporto di vetro o di carta, non era a colori, ed era sorprendentemente somigliante al soggetto ripreso, paesaggio o essere umano.
Per la prima volta l’uomo poteva concepire e conservare immagini senza doverle produrle manualmente, ma con l’ausilio di uno strumento: la macchina fotografica.
Le reazioni furono contrastanti rispetto a questa nuova scoperta. Alcuni ne divennero ammiratori tra cui Emile Zolà, per il valore che aveva la fotografia di ritratto preciso e imparziale della realtà; altri, invece, la criticarono aspramente tra questi Charles Baudelaire, nel suo “Il Pubblico Moderno e la Fotografia” del 1859.
Baudelaire sebbene la disprezzasse si fece ritrarre da Daguerre e Nadar, considerati i maggiori fotografi della sua epoca. Egli quindi rimase affascinato dalla immediata capacità della fotografia di bloccare il tempo e di lasciare un’immutabile traccia di se stessi nel futuro, desiderio di ogni artista.

La fotografia fin dalla sua nascita ha aperto diversi dibattiti: sulle sue qualità artistiche (la fotografia e arte?), sulle sue caratteristiche (di documento e testimonianza attendibile della realtà) e della sua influenza sulla società e sul suo rapporto con la realtà e così via.
A causa dei costi delle attrezzature e della stampa, inizialmente era un privilegio solo delle classi agiate, con l’avvento del digitale, quasi tutti hanno scattato una fotografia o comunque ne hanno conservate qualcuna, per cui la fotografia è diventata di uso popolare, familiare e di grande impatto sociale.

Inizialmente proprio grazie alla possibilità che veniva offerta dalla fotografia di raccogliere informazioni, venne utilizzata come mezzo di documentazione, e da qui, nacque il fotogiornalismo che veniva impiegato soprattutto per far conoscere la crudeltà della guerra.

“Molte riviste si cimentavano con moderne impaginazioni in cui le fotografie creavano un vero e proprio racconto che, opportunamente titolato e disalcalizzato, poteva vivere di vita autonoma, indipendentemente dal testo dell'articolo. Nasceva insomma il fotogiornalismo nella sua accezione moderna che negli anni tra il primo dopoguerra e quelli della guerra fredda degli anni cinquanta avrebbe vissuto la sua stagione d'oro: poi l'avvento dell'informazione televisiva ne avrebbe decretato il lento declino anche se le sue numerose trasformazioni ne avrebbero consentito la sopravvivenza fino ai nostri giorni”
[1]

Negli anni compresi tra le due guerre mondiali, non ci furono fotogiornalisti di spicco. Molto significativa fu l’esperienza, però, della rivista “Illustrazione Italiana” che diede grande risalto all’ immagine fotografica e introdusse il fotoracconto.
Negli Stati Uniti, invece, nasceva la rivista, Life, la quale grazie alla sua notevole disponibilità economica, poteva disporre dei fotografi migliori a cui veniva affidato il compito di percorre il mondo intero per documentare gli aspetti naturalisti e umani, i moti e le situazioni sociali.
Questo permise alla rivista Life di avere una grande forza nella documentazione fotografica rivolta ad un pubblico più vasto non solo americano.

I fotografi grazie alla possibilità di utilizzare macchine fotografiche di piccolo formato, e ai nuovi mezzi di trasporto sempre più veloci, che consentivano di essere presenti in ogni parte del mondo, ebbero la possibilità di diventare autori di servizi fotografici “i fotoracconti” i quali erano in grado di rispondere alle necessità del pubblico che mostrava interesse e voleva approfondire le informazioni visive del mondo. Così si ribaltò la situazione nel rapporto foto/testo, i fotoracconti erano autosufficienti e i testi diventarono didascalie a corredo delle immagini, non era più il testo a dominare le fotografie ma esso andava solo ad arricchire le immagini.

La fotografia viene quindi utilizzata come strumento di documentazione, di fatti storici, sociali, e la figura del fotografo assume un ruolo importante, diventa considerevole il suo punto di vista, cosa lui sceglie di osservare e fotografare, e cosa e chi sceglie di “immortalare”.

Tutto ciò è influenzato dalle dinamiche interne del fotografo, da un continuo dialogo dinamico “dentro-fuori” di sé, che porterà a realizzare e a contraddistinguere le sue immagini.
Mario Calabresi, giornalista e direttore della Repubblica scrive a tal proposito che “W. Eugene Smitih, uno dei padri del fotogiornalismo moderno, sposava fino all’estremo i temi dei suoi reportage, con una ossessione per il rigore e per l’estetica. Rifuggiva L’idea dell’immagine singola, della foto solitaria, per lui tutto aveva senso solo all’interno di un’indagine, di una storia”
[2]

Nel suo testo “Camera chiara” Barthes (1980) parla di studium e punctum in riferimento alla foto. Attraverso lo studium, il lettore entra in una relazione seria, educata, razionale col fotografo, discute con lui, ascolta le sue ragioni, si fa un'opinione. Lo studium educa.
La cosa che cerchiamo in una foto, che spiega la foto, per Barthes è lo studium. Che è il significato generale, premeditato e predisposto, potremmo dire il messaggio intenzionale che una fotografia vuole trasmetterci. Che il punctum non si cerca: ti viene a cercare. Che non si spiega: è lui che spiega noi. E’ quel dettaglio che disorienta l’osservare, senza che egli possa dare una spiegazione, un motivazione; aprendo di fronte ai suoi occhi “uno spazio illimitato di emozioni, di interrogativi e di rimandi ad esperienze già vissute.”
[3]

© Carla Cantore

Bibliografia:
[1] Pio Taranti (2011) FOTOGRAFIA Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile.
[2] Mario Calabresi p.170 (2013) A occhi aperti. Contrasto S.r.l. Roma
[3] Claudio Marra p. 86 (1990) Scene da camera. Edizioni Essegi, Ravenna.

La rappresentazione dei fotografi di emigranti e immigrati

80314.jpg



Si può facilmente constatare come la società contemporanea stia dando una priorità sempre più rilevante alle immagini, anziché alla scrittura, quale mezzo di comunicazione diretta. Abbondano le fotografie di visi, di corpi, dei beni più diversi e dei luoghi più remoti, sempre a portata dei nostri occhi: sui giornali, nelle riviste, alla televisione, sui cartelloni pubblicitari e, in tempi più recenti, sui social network. Tuttavia, nel considerare le fotografie come messaggi che arrivano fino ai nostri giorni, allo storico spetta il compito di svelare la trama dei segni che li compongono. Questo significa diffidare della «naturalità» apparente dell’informazione trasmessa.

E ancora, nell’interpretare il «significato» delle immagini, appare necessario comprendere che esse sono parti costitutive di un messaggio molto complesso, fatto anche di parole. Per tali motivi ritengo preziose e strumentali le questioni trattate dalla storica Paola Corti nel suo lavoro Emigranti e immigrati nelle rappresentazioni di fotografi e fotogiornalisti, che consente ai lettori di cogliere nelle fotografie sulle migrazioni italiane l’istante nel quale il futuro si è annidato nel passato.

In questo futuro ci sono i flussi migratori manifestatisi tra la fine dell’Ottocento –momento nel quale milioni di italiani partirono – e gli ultimi due decenni quando l’Italia è passata ad accogliere gli immigrati. Se, da un lato, si constata che la direzione degli spostamenti ha invertito il proprio senso; dall’altro, si osserva un mutamento nella percezione dei suddetti processi migratori da parte della società italiana, un cambiamento nel quale i mezzi di comunicazione hanno giocato un ruolo chiave nell’anticipare e nel diffondere l’immaginario visivo sulle migrazioni. Per comprendere tale congiuntura, l’autrice ha analizzato un insieme di fotografie dell’esodo italiano successivo alla Seconda guerra mondiale, scattate da fotoreporter italiani, in relazione alle immagini prodotte durante la prima grande emigrazione italiana verso gli Stati Uniti.

In seguito, queste immagini sono state messe a confronto con quelle che ritraggono la recente immigrazione straniera in Italia, fatte dagli autori freelance e pubblicate in periodici e cataloghi fotografici su questa tema. Dall’analisi delle immagini fatte dai fotogiornalisti italiani nel secondo dopoguerra, si scopre che sono stati immortalati sostanzialmente quegli istanti del passato nei quali gli individui transitavano per le stazioni dei treni e per i posti di frontiera, ossia, le località di partenza e di passaggio. Non manca neppure la documentazione visiva delle località di arrivo, e in queste, immortalate dalle fotografie, ci sono le condizioni di privazioni nelle quali vivevano gli immigrati italiani nei nuovi paesi di accoglienza, così come le precarie abitazioni familiari, gli alloggi dei lavoratori e le degradanti condizioni di lavoro dei minatori nei paesi europei, come il Belgio e la Svizzera.

Ora, un’importante rivelazione si riferisce al fatto che tali costruzioni visive erano in armonia con la rappresentazione dell’emigrazione nella cinematografia italiana dell’epoca. Così, il cinema si immerse nel clima di crisi economica, politica e sociale dell’Italia del secondo dopoguerra e poi si erse a critico di questa realtà con veri capolavori che narravano la dura vita quotidiana degli italiani in altri paesi e in altri mondi. In questo senso, accanto alla critica, il cinema descrive minuziosamente il tragitto che milioni di italiani percorsero: rappresenta i luoghi di partenza e di arrivo, confronta modi, gesti e comportamenti, allo stesso tempo in cui narra l’ambiguità di cosa significhi «essere italiano» all’estero.

Infine, è l’esame delle fotografie relative all’immigrazione straniera contemporanea nell’Italia che ritengo cruciale e prezioso per confermare il ruolo dei mezzi di comunicazione nella costruzione e nella divulgazione di una certa percezione dei fenomeni migratori. Tale percezione, in un primo momento, si mostrò benevola, pietosa e solidale per quanto riguardava il diritto di ogni individuo a continuare la propria vita in un qualsiasi luogo del mondo in cui si senta realizzato.

Però, in un secondo momento, l’immagine che è prevalsa nella produzione fotogiornalistica recente, si è distinta nel registrare e nel divulgare fino allo sfinimento il viaggio e l’arrivo degli immigrati sul territorio italiano, a centinaia e a migliaia. Di conseguenza, il presente si è tinto con i colori della paura di una «invasione» e ha virato verso l’intolleranza. E il futuro? Il futuro, afferma Paola Corti, può stare negli occhi e negli obiettivi degli autori freelance, forse nell’indipendenza, ma certamente nell’originalità delle loro fotografie; alla stessa maniera può essere affidato alle narrative dei cataloghi che trattano della tematica dell’immigrazione. Ma, soprattutto, sta nell’interazione imprescindibile tra i tre testi: quello visivo, quello orale e quello scritto; ossia nei nuovi messaggi elaborati con immagini e parole.

Antonello Di Gennaro - Direttore artistico

Lo Stato Sociale della Fotografia

Insieme per una nuova cultura della fotografia

LO STATO SOCIALE DELLA FOTOGRAFIA costituisce l’avamposto deputato a stimolare un significativo dibattito pubblico intorno al tema della fotografia e dell’immagine. Specialmente in quest’epoca dominata dalla ‘fotografia digitale’ che pare esibirsi sui social network profondamente modificata, talvolta perfino alterata. Vigoreggia, invece, proprio la voglia di promuovere il valore della fotografia. La fotografia è a pieno titolo una forma artistica, un prodotto culturale che riflette la sua epoca e contiene un messaggio estetico, educativo e sociale. La fotografia è un’arte che richiede tempo, studio, pratica e dedizione.
La fotografia, in verità, è componente essenziale della nostra vita appunto perché comunica sensazioni fantastiche, produce emozioni straordinarie, diviene ‘memoria storica’, incancellabile. Evidenzia un potere di coesione costruendo un solido ponte sociale tra i protagonisti che utilizzano una forma di linguaggio semplice e complesso, al tempo stesso.
Le relazioni umane, che sono alla base del vivere civile, consolidano la consapevolezza del valore dell’unità di intenti, considerando, tuttavia, il contesto attuale contrassegnato da contrasti laceranti.
Ostacolando la condivisione rischiamo di trovarci ad osservare un panorama allucinante, disegnato da tante isole sparse qua e là senza ponti di collegamento tra loro. È un po’ come osservare terre deserte e aride, senza vita. La realtà, al contrario, è che nessun uomo può essere isola!
Non potremo, di conseguenza, essere autosufficienti né divenire autoreferenziali. Siamo parte del tutto! La sfida, allora, che è davanti a noi è quella di cercarsi, di trovarsi ed unirsi per resistere. Nati ‘per seguir virtute e canoscenza’ attraverso la fotografia rafforzeremo la nostra capacità comunicativa valorizzando anche la dimensione pedagogica.
“RESTITUIAMO ALLA FOTOGRAFIA LA SUA FUNZIONE SOCIALEE LEI SARÀ IN GRADO DI RISPECCHIARE QUELLO CHE A VOLTE ORMAI NON VEDIAMO PIÙ:LA NOSTRA UMANITÀ, LA PREZIOSITÀ DEI NOSTRI AFFETTI E LA DELICATEZZA DI TANTI SGUARDI, PROSPETTIVE E DETTAGLI”
Pensiamo che sia importante evidenziare i problemi e radunarci in questo spazio a discuterne per elaborare un piano di intervento. Viviamo in un’era digitale in cui dobbiamo abituarci alla convivenza di diversi livelli di fruizione dell’immagine e soprattutto dobbiamo imparare a trattare le immagini con l’attenzione che meritano.
Tutto questo, ed altro, lo facciamo con amore e professionalità seguendo linee etiche e portatrici di valori estetici che si sviluppano nel mondo sociale, nei territori, nelle varie culture e opinioni. Riteniamo che, una possibile valorizzazione e divulgazione della cultura in ambito fotografico, passi non solo dalla stessa fotografia, ma anche da altre forme d’arte e comunicazione, come il giornalismo, la musica, il cinema, la poesia, la scultura, la pittura, la letteratura, la psicoterapia, la moda, il design, la solidarietà e non solo.
Discipline che si intersecano lungo una linea di orizzonte comune. Infatti questa, la nostra vera essenza filosofica, è la direzione di marcia utile per interpretare, in maniera polisemantica, le nuove esigenze ed applicare nuovi paradigmi in uno scenario in continua evoluzione e mutazione. Sviluppare rapporti efficaci ed originali con gli operatori del settore della comunicazione e dell’arte, per contribuire alla realizzazione e gestione integrata della funzione della fotografia.
TUTTO CIÒ È CULTURA DI RICERCA.
“La filosofia di persone che si nutrono di fotografia e che vogliono essere protagoniste dello sviluppo del cambiamento”

Pamela Barba
Carla Cantore
Alessandro Capurso
Antonello Di Gennaro
Tommaso Putignano

Contatti:
lostatosocialedellafotografia@gmail.com


RI-VEDERE

4324c40c_be21_4102_8b08_87bd856c76c2.JPG

3 INCONTRI CON 2 FOTOGRAFI
Antonello DI GENNARO e Carla CANTORE

esplorano il linguaggio fotografico come strumento per narrare, attraverso le immagini la società.

sabato 12 settembre 2020
venerdì 18 settembre 2020
venerdì 25 settembre 2020
dalle ore 17.00 alle 19.00

CHIOSTRO DELLA TORRE NORMANNA SVEVA - RUTIGLIANO (BA)

LA LINEA del TEMPO SOSPESO - RUTIGLIANO (BA)

118826362_169691241324615_6003047218247796531_o.jpg

Seconda tappa della mostra fotografica "LA LINEA del TEMPO SOSPESO" nata dal contest fotografico racconta "Il tuo mondo dentro casa" organizzato durante il periodo del lockdown | covid-19 da Interno Giorno.

Vernissage sabato 12 settembre ore 19
presso il MUSEO CIVICO ARCHEOLOGICO - RUTIGLIANO (BA)

La mostra resterà aperta dal 12 al 26 settembre 2020
orari mostra 17 - 21

INGRESSO LIBERO

CONVERSAZIONE SULLA FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA

93564215_127690345524705_9007286966563110912_o.jpg

Quando: mercoledì 22 APRILE 2020 ore 18,30
Dove: INTERNO GIORNO


Una conversazione sulla fotografia contemporanea con Pio Meledandri e Antonello Di Gennaro.
"La conversazione sulla fotografia contemporanea, attraverso una breve analisi di alcuni tra i tanti Fotografi del nostro tempo, vuole offrire qualche spunto sui linguaggi che caratterizzano autori che sono entrati, a pieno titolo, nel mondo dell’arte.
Da sorella minore della pittura, la fotografia ha invaso i Musei, le Gallerie, le Fiere, grazie alla forza della sua autonomia espressiva"

Link facebook: https://www.facebook.com/pg/contestinternogiorno/events/?ref=page_internal

CONTRO VENTO

locandina_trevisan_2.0.jpg

CONTRO VENTO
La fotografia al servizio del sociale


Dal 2 al 10 dicembre 2019 presso la Galleria “Arti Visive”, in Via Beccherie a Matera, si terrà la mostra fotografica “CONTRO VENTO”: il Matera International Photography continua a concretizzare la filosofia della Fotografia Utile in un nuovo progetto nell’ambito della fotografia sociale.

Un reportage realizzato dai fotografi Antonello Di Gennaro e Carla Cantore che racconta uno spaccato di vita sportiva (competizioni ed allenamenti) di un’atleta paralimpico materano di livello Internazionale: Antonio Trevisani. Un uomo che ha realizzato il suo sogno di far parte della Nazionale pralimpica per indossare la maglia azzurra e rappresentare così un modello per la sua città Matera nel panorama mondiale.

La mostra nata dalla collaborazione del Matera International Photography, Centro benessere Light attento da sempre alle problematiche sociali, e alla Galleria Arti Visive sarà inaugurata lunedì 2 dicembre, alle ore 19,00 alla presenza del Sindaco di Matera Avv. Raffaello De Ruggeri, dell’Assessore alle Infrastrutture dott. Nicola Trombetta, del Presidente del Comitato Italiano Paralimpico dott. Saracino, del Presidente Regionale del Coni dott. Desiderio, Personal Trainer Angelo Manicone e del Centro benessere Light Luciano Nicoletti amministratore e Maria Merlino direttore.

Cantore e Di Gennaro attraverso le loro opere non vogliono evidenziare alcuna disabilità ma focalizzare l’attenzione sulla “volontarietà” su ciò che si può fare grazie alla determinazione, alla volontà, alla voglia di fare ed alla passione. Antonio Trevisani ci riesce, da oltre 10 anni da quell’incidente in moto che lo ha portato per 10 mesi in coma, all’estrema unzione e alla rinascita, ad essere un campione.

L’atleta, già affermatosi in discipline quali il Kajak, l’handbyke ed il seetting, dopo inizi da dilettante, ha raggiunto traguardi professionistici inimmaginabili.
Nel luglio 2018 si è laureato vice campione internazionale nell’arrampicata sportiva, in Austria. Ora si dedica all’arrampicata, a tempo pieno, affinando una tecnica non comune a tutti grazie all’esperienza acquisita con la pratica delle precedenti specialità.

Una arrampicata sportiva, con le sole braccia perché, per lui, quando si arrampica nessun obiettivo è irrealizzabile.

La mostra, ingresso gratuito, resterà aperta tutti i giorni dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 17,00 alle 20,00.

TERRAE MOTUS

70810819_10215544893440724_2736405753991528448_n.jpg

Terræ Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile

A Matera, Capitale europea della cultura 2019
una grande mostra fotografica su mezzo secolo
di terremoti: da L’Aquila, il Belice e l’Irpinia
fino agli eventi sismici in Centro Italia

A palazzo Acito, venerdì 27 settembre
alle ore 18,30 l'inaugurazione con ingresso libero
Una questione ancora aperta. E’ un’Italia vulnerabile a essere raccontata nella grande mostra fotografica Terræ Motus. Geografie e storie dell’Italia fragile che s’inaugura venerdì 27 settembre alle 18,30 negli spazi espositivi di palazzo Acito a Matera nell’ambito del programma ufficiale della Capitale europea della cultura 2019.Ad attendere il pubblico che, fino al 20 gennaio 2020 visiterà l’esposizione a palazzo Acito, una narrazione dell’ultimo mezzo secolo di terremoti e dunque delle criticità nella gestione del doposisma in Italia. A partire da L’Aquila, nel decennale del sisma che il 6 aprile 2009 la mise in ginocchio e dalla devastante sequenza di eventi sismici che fra il 2016 e il 2017 ha sbriciolato 140 paesi in quattro regioni del Centro Italia. Fino a orientare lo sguardo su quello che sono oggi territori – il Belice del 1968 e l’Irpinia e la Basilicata del 1980 – colpiti da altri violenti terremoti.
La mostra Terræ Motus vuole rappresentare un’occasione per operare una riflessione sulla mancata prevenzione del rischio e sulle problematiche della gestione del doposisma nell’intero Paese. Si è scelto in questo senso di intitolare Terræ Motus l’esposizione in omaggio alla figura di Lucio Amelio, mecenate e gallerista, che all’indomani del terremoto del 23 novembre 1980 commissionò ai più grandi artisti italiani e internazionali del tempo opere a tema, destinate a dare vita alla straordinaria collezione “Terrae Motus”, donata dallo stesso Amelio allo Stato e oggi esposta in permanenza alla Reggia di Caserta.
Ideata e curata dal giornalista Antonio Di Giacomo, la mostra si snoda attraverso 124 immagini di grande formato, realizzate da alcuni fra i più significativi autori della fotografia documentaria e fotogiornalisti in Italia.

La mostra Terræ Motus infatti nasce dal progetto di fotografia sociale e documentaria Lo stato delle cose, un osservatorio permanente sul doposisma, online da aprile 2017 su lostatodellecose.com, che è stato reso possibile dall’adesione spontanea di oltre 100 fotografi che hanno dato vita a un immenso archivio open access che supera oggi le 15 mila immagini.

E’ in virtù di tale presupposto allora che in mostra ci sarà anche questo patrimonio documentario virtuale: attraverso una serie di grandi monitor i visitatori della mostra Terræ Motus potranno sfogliare in presa diretta le centinaia di reportage online. Non solo.

In mostra ci saranno pure i documentari e i cortometraggi realizzati da alcuni filmmaker e giornalisti che hanno preso parte al lavoro di documentazione dello Stato delle cose, raccontando per esempio nel docufilm Vista mare obbligatoria di Marco Di Battista e Mario Di Vito l’esilio forzato degli sfollati dei terremoti del 2016/2017 sull’Adriatico, dove dopo tre anni negli hotel vivono tuttora 1.400 persone.

O, ancora, Immota Manet. Sinfonia per L’Aquila, il progetto video della giornalista Ilaria Romano che nella primavera del 2019 ha realizzato proprio per la mostra Terræ Motus questo docufilm che, senza filtro e in presa diretta, racconta la città com’è oggi restituendone i cicli di vita fra gli assordanti rumori dei cantieri per la ricostruzione e i silenzi nei luoghi dove le lancette dell’orologio sono rimaste ferme alla notte del 6 aprile 2009. Come le scuole, prima di tutto, visto che in dieci anni non una scuola fatta a pezzi dal terremoto è stata ricostruita e bambini e ragazzi frequentano lezioni nei Musp, i Moduli scolastici a uso provvisorio che, immaginati come temporanei, sono diventati di fatto permanenti.

La mostra Terræ Motus è un progetto realizzato dalla Fondazione Matera-Basilicata 2019, insieme con l’associazione culturale La Camera del tempo e l’impresa di comunicazione CaruccieChiurazzi, con il patrocinio dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) e dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e la collaborazione scientifica dell’Università della Basilicata e della Sigea (Società italiana di geologia ambientale), che si sostanzierà nel periodo di apertura della mostra in una serie di occasioni di approfondimento scientifico e culturale sui temi e le emergenze dell’Italia fragile.

L’inaugurazione, venerdì 27 settembre, e gli orari e modalità di visita

L’inaugurazione della mostra Terrae Motus è in agenda nel pomeriggio di venerdì 27 settembre, alle 18,30 a palazzo Acito. A intervenire saranno Salvatore Adduce, presidente della Fondazione Matera-Basilicata 2019, con il direttore generale Paolo Verri; la rettrice dell’Università della Basilicata, Aurelia Sole, e il prorettore Angelo Masi; il presidente della Sigea, Antonello Fiore, e Antonio Di Giacomo, curatore della mostra.

A precedere l’inaugurazione, nella mattinata del 27 settembre alle 11,30, una preview per i giornalisti. Durante la giornata inaugurale l’ingresso all’esposizione sarà gratuito.

La mostra Terrae Motus sarà poi visitabile, da sabato 28 settembre fino al 20 gennaio 2020, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20 (ingresso con passaporto per Matera2019). Info su matera-basilicata2019.it, lostatodellecose.com, materainternationalphotography.com, antonellodigennaro.com e carlacantore.com

Matera 626/627 2 Luglio

Sovracopertina_Matera_626_627__1.jpg

Tutti nella vita abbiamo assaporato il piacere unico di stringere tra le mani un libro, in solitudine o in compagnia. Antonello Di Gennaro rende omaggio all'atto della lettura, considerando in un unico reportage una selezione di fotografie che ha per protagonisti i lettori, studiosi e appassionati delle tradizioni popolari del sud Italia. Un racconto fatto di immagini che colgono un duplice aspetto: Da un lato, il racconto della struttura degli avvenimenti e dall’altra un indagine antropologica sulla religiosità popolare.

L’opera editoriale dal titolo: “MATERA 626/627 2 LUGLIO”, si compone da una prima parte descrittiva, con testi critici ed esplicativi in lingua italiana e in lingua inglese. La seconda: il racconto fotografico interamente a colori.

I testi sono di:
Antonello DI GENNARO Editorial and Corporate Photography
Maurizio REBUZZINI Editore/Direttore FOTOgraphia – Docente di Storia della Fotografia Consulente Museo Alinari.
Pio TARANTINI Docente e critico di fotografia
Francesco FAETA Professore ordinario, Antropologia culturale, Università di Messina
Pasquale DORIA Giornalista
Marisa CONTU Iconografa
Antonio Giuseppe CAIAZZO Vescovo di Matera

Formato chiuso 30x30 cm, stampa a 4 colori offset, copertina plastificata, sovra copertina con ante interne.
Totale pag 186.
L’intero ciclo di produzione del Volume è stato realizzato con maestranze del territorio Materano.

Sabato 26 gennaio 2019 alle ore 16:30, il Volume, sarà presentato ufficialmente nel salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Matera.

FIOF R_Evolution 2018

42980174_10213061633680782_7846758250241327104_n.jpg43108912_10213061635520828_6733344616487059456_n.jpg42866996_10213048077661890_7727475815746633728_n.jpg42850432_10213048096462360_8286930799660367872_n.jpg43016043_10213061631880737_7888036644052271104_n.jpg42887248_2566381390043433_7809744393883090944_n.jpg43021691_10213061632240746_3416762160322183168_n.jpg42902803_2566406496707589_9136_928499535872_n.jpg43127307_10213061640720958_8034767054894530560_n.jpg42916523_10213061640360949_4331471464294252544_n.jpg42851944_2566383346709904_1757266524625698816_n.jpg43101741_10213061636480852_2015889058391130112_n.jpg42967034_2566380593376846_969635407337619456_n.jpg42943771_10213061635960839_1554122457084854272_n.jpg43009882_10213043572069253_2801415070473519104_n.jpg42998147_10213061638800910_3576180252449177600_n.jpgfiof.jpg43009859_10213061639000915_705520138681581568_n.jpg43053157_10213061640680957_130985485936885760_n.jpg42847366_10213048073541787_8042210589700784128_n.jpg42991689_10213061632320748_8769277591463919616_n.jpg

R_EVOLUTION BASILICATA – MATERA 2018

Domenica 30 settembre 2018 ore 18,00 negli spazi del piano terra dell' Ex Ospedale San Rocco a Matera, sarà inaugurata la 2° tappa di FIOF R_Evolution Basilicata – Matera 2018 a cura del FIOF Basilicata nelle persone dei fotografi Carla Cantore e Antonello Di Gennaro.
L’evento è organizzato in collaborazione con il CNA Basilicata e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti.


Nel pomeriggio dell’inaugurazione si svolgerà un incontro sul tema:

“La fotografia contemporanea tra evoluzione e protezione legale”

interverranno:
- Ken DAMY – Fotografo, Artista e Curatore (Museo Diaframma Kodak Brescia)
- Franco BUTTIGLIONE – Manager Fotocine (BA)
- Vincenzo VINCIGUERRA – Avvocato specializzato in diritto D’Autore (MT)
- Leo MONTEMURRO – Presidente CNA BASILICATA
- Ruggero DI BENEDETTO – Presidente FIOF Nazionale
- Antonello DI GENNARO – Presidente FIOF Basilicata – Moderatore

In mostra circa 100 fotografie realizzate da 8 autori di fama nazionale e internazionale: Monica BONACINA, Carla CANTORE, Antonello DI GENNARO, Alessio FORLANO, Gerardo FORNATARO, Vito FUSCO, Antonio GIBOTTA E Roberto HUNER, che raccontano il mondo di oggi attraverso la fotografia di architettura, reportages e artistica.


Antonio Gibotta, vincitore del Word Press Foto 2017 con il reportage “Serbia, Belgrade, Over 1000 migrants in the polar temperature of Belgrade” fotografia con sensibilità la situazione di centinaia di migranti, per lo più afghani, siriani e iracheni, hanno trovato rifugio nei depositi abbandonati lungo la ferrovia a Belgrado nel loro cammino di avvicinamento ai confini dell'Unione Europea.
Il progetto della “Sopraelevata” di Alessio Forlano nasce un progetto con l’obiettivo duplice: da un lato vuole raccontare Genova con uno sguardo diverso che denuncia i contrasti e gli elementi di interesse che questa strada crea nell'ordinarietà di tutti i giorni; dall'altro vuole mantenere vivo lo straordinario dibattito che da anni rende questa strada una delle protagoniste indiscusse della sviluppo urbano di Genova.
Monica Bonacina ha viaggiato in solitaria nello Zanskar, di tappa in tappa, di gompa in gompa. Dorje Dzong, Zangla, Karcha, Tungri: monasteri di monache bambine, ragazze, donne, anziane, a rappresentare il volto femminile del buddhismo, nel loro quotidiano vivere, spirituale e materiale. Ha vissuto con le monache, in giorni di silenzio e senza una lingua comune percorribile, se non quella di gesti e sguardi. Tra i confini temporali di ogni alba e tramonto, scanditi da riti che si ripetono quasi immutati e immutabili. Dove, sempre e da sempre, la luce è cordone ombelicale, ad un capo il piccolo dentro, all’altro l’immenso fuori. Ha cercato Anitya, l’Impermanenza, in quel quotidiano vivere e forse lei Anitya, si è lasciata un po’ guardare. Forse anche fotografare “anitya l’Impermanenza nei monasteri buddhisti femminili dello Zanskar”.
Carla Cantore esplora con il suo reportage “La sacralità nel popolo di Canna (CS), un lavoro che si inserisce in un progetto di fotografia demo antropologica di una piccola comunità calabrese, indagando in maniera quasi intima e raffinata la conservazione di valori sacri che si tramandano dall’antichità, conservando con gesti e gestualità tipiche della religiosità delle genti del mediterraneo.
Il Progetto “Creature di mare e di sabbia”– Mozambico, nasce durante un cammino percorso dal fotografo Roberto Hüner, lungo una spiaggia nel sud-est del Mozambico. Un’esperienza di viaggio insolita che, come un’esperienza di vita, aggiunge emozioni ma soprattutto sottrae la via già battuta e conosciuta per lasciare spazio invece ad una ignota per poi smarrirsi nella memoria di una perdita ancora più grande, quella della madre.
La serie “Valencia” del fotografo Gerardo Fornataro è ispirata dalle architetture realizzate da Calatrava e racconta della relazione uomo-natura, ponendo l’attenzione sul limite umano rispetto alla grandiosità della imprevedibilità della natura.
Il progetto di Vito Fusco “Naypyidaw – Myanmar. Is there anybody out there?! “ ci racconta attraverso i ritratti degli abitanti e il paesaggio di Naypidaw. (Il giorno 6 Novembre del 2005, solo due anni dopo l’inizio dei lavori, il Genarale Than Shwe, capo del Consiglio di Stato per la Pace e lo

Sviluppo, annunciò lo spostamento formale della capitale dalla vecchia Yangon a Naypyidaw.) Il “centro“ di Naypyidaw è diviso in aree ben definite e distanti tra loro (zona militare, zona amministrativa, zona hotel) con un immenso e deserto viale a 21 corsie che passa davanti un invalicabile cancellata con tanto di ponti a protezione del parlament. Dopo 15 anni dall’inizio dei lavori, e dopo aver anche ospitato la XXVII edizione dei Giochi del Sud-est asiatico nel 2013, Naypyidaw sembra ancora molto lontana dal diventare una capitale vera e propria. Rimane, piuttosto, un agglomerato amministrativo con intorno township abitate da più di un milione di persone. Per questo non può essere considerata una Ghost City [1]. Le diverse aree sembrano semplicemente dei luoghi appartenenti ad un tempo ed uno spazio differente.
Antonello Di Gennaro che espone un progetto fotografico “La luce nell’arte, nell’architettura e nella fotografia” dedicato proprio a Barletta: “si tratta di paesaggi urbani in cui alcuni possenti edifici, o scorci di essi, delineano un percorso visivo quasi senza tempo. Nelle fotografie non compaiono persone o elementi contemporanei – autoveicoli, insegne, infrastrutture moderne − che possano contestualizzare temporalmente i luoghi e la scelta di desaturazione quasi totale del colore accresce l’aura di tempo sospeso. Colpisce, nello scorrere le immagini, la solidità e la compattezza stilistica di queste architetture che sembrano uscite da un set medievale: i cieli che le sovrastano sono sempre nuvolosi con il risultato visivo di una luce diffusa che nulla concede alla spettacolarità della luce mediterranea. Questi paesaggi urbani sono il contrario del cartolinesco, si inscrivono nella consolidata tradizione di una fotografia geometricamente rigorosa che parte dalle esperienze ottocentesche di Alinari per giungere fino al contemporaneo Gabriele Basilico.” (Pio Tarantini).
search
pages
Link
https://www.materainternationalphotography.com/news_press-d

Share link on
CLOSE
loading